Quando si scopre, per la prima volta nella vita, di avere mobili o soffitti in legno infestati dai tarli, è abbastanza diffuso affrontare il problema per tentativi.
Purtroppo, poiché non si conoscono il ciclo riproduttivo del tarlo e le sue abitudini, molto spesso, si tende a gestire tale infestazione come lo si farebbe con qualunque altro tipo di insetto, generando, così, confusione.
In questo modo, si rischia di perdere tempo preziosissimo, senza risolvere il problema, o, peggio ancora, di compromettere ulteriormente le condizioni del legno.
Vediamo, quindi, quali sono gli errori più comuni che si fanno, quando ci si imbatte nei tarli del legno.
Indice degli argomenti
- Errore 1: L’infestazione è terminata perché i tarli adulti sono morti
- Errore 2: I tarli non ci sono più perché sono sparite le tracce di attività
- Errore 3: Non intervenire per bloccare lo sviluppo dei tarli
- Errore 4: Confondere i tarli con le tarme e utilizzare i rimedi della nonna
- Errore 5: Provare con interventi fai da te
- Errore 6: Utilizzare prodotti o sostanze tossiche
- Errore 7: Utilizzare bombolette fumiganti
- Errore 8: Intervenire in maniera localizzata
- Conclusioni
Errore 1: L’infestazione è terminata perché i tarli adulti sono morti
Quando è in atto un’infestazione da tarli, è possibile rinvenire carcasse di tarli adulti. Questo generalmente accade dopo averli visti svolazzare per qualche giorno.
Questo evento fa erroneamente pensare che l’infestazione abbia già avuto termine autonomamente.
In realtà, non è così, ma è proprio il ciclo biologico del tarlo a svolgersi in questa maniera, il quale ha uno sviluppo da uovo, in larva, in pupa e poi in adulto.
L’insetto adulto vive solo per poche settimane, ovvero il tempo di accoppiarsi e depositare nuove uova, dopo di che, ha concluso il suo tempo biologico e muore.
Dunque, quando vediamo dei tarli adulti morti, l’infestazione non è affatto terminata, anzi. Ciò sta a significare che nuove uova di tarlo sono state depositate negli anfratti del legno ed una nuova generazione di tarli sta già danneggiando l’interno dei manufatti lignei colpiti.
Per di più, la nuova generazione avrà un numero di esemplari ben maggiore rispetto agli adulti rinvenuti.
Se si pensa, infatti, che ciascuna femmina di tarlo Anobide può deporre da 40 a 60 uova, quella di Cerambicide centinaia di uova e quella di Lictide da 20 a 70, si può ben immaginare come la situazione possa sfuggire di mano già solo da una stagione all’altra.
Errore 2: I tarli non ci sono più perché sono sparite le tracce di attività
Normalmente, i tarli rendono visibile la loro presenza a partire dalla primavera fino in autunno.
Con i primi freddi, è possibile assistere ad un’apparente riduzione dell’attività del tarlo, fino a scemare del tutto in pieno inverno.
Quando ciò accade, è facile pensare che l’infestazione sia terminata, perché non si vedono più tarli adulti, segatura di cadere dal legno infestato, nuovi buchi sulle superfici, o non si sente più rumore di rosicchiamento del legno, nel caso dei tarli cerambicidi.
A meno che non sia stato effettuato un trattamento antitarlo radicale, tale comportamento del tarlo è semplicemente legato al suo ciclo biologico.
Il tarlo, infatti, ha l’abitudine di essere maggiormente attivo nelle stagioni calde e si rende, così, visibile con lo sfarfallamento dell’adulto e con tutti i danni riconoscibili derivanti dalla sua attività.
In inverno, invece, le larve di tarlo, che si trovano ormai già nel legno, rallentano la loro attività, per poi ricominciare nella successiva stagione calda.
Tali rallentamenti invernali danno solo l’illusione che l’insetto non ci sia più, perché poi, col rialzo delle temperature in primavera e la ripresa delle manifestazioni delle attività dannose sul legno, ci si rende conto che, in realtà, è sempre rimasto lì presente.
Errore 3: Non intervenire per bloccare lo sviluppo dei tarli
Spesso i due errori precedenti sfociano in un terzo errore, ovvero quello di decidere di non intervenire per bloccare l’attività dei tarli, pensando o sperando che si possa risolvere autonomamente.
Purtroppo, come abbiamo già visto, quando ormai dei tarli hanno attaccato un mobile o delle travi, l’infestazione continuerà ad evolversi.
Decidere di tralasciare tali problematiche e non intervenire per bloccarle, comporterà, purtroppo, inevitabili conseguenze.
Nel caso in cui i tarli abbiano colpito i soffitti in legno, se non si interviene prontamente, si rischia di compromettere la stabilità strutturale del tetto. Le larve di tarlo, infatti, si nutrono del legno in cui si trovano, creando delle profonde gallerie interne, indebolendo, così, le travi colpite.
Nel caso di mobili e opere d’arte, non intervenire significa ridurre la stabilità dell’oggetto e, nello stesso tempo, deturparlo esteticamente a causa della formazione di fori di sfarfallamento sulle superfici.
Oltre a tutto ciò, possono esserci anche delle conseguenze fisiche sulle persone che frequentano ambienti in cui ci sono i tarli.
I tarli, di per sé, non provocano problemi diretti sull’uomo, ma, nei casi di eccessivo sviluppo di Anobidi, purtroppo, possono insorgere i parassiti delle larve di tarlo, che si accaniscono sull’uomo con punture dolorose e dermatiti fastidiose.
Errore 4: Confondere i tarli con le tarme e utilizzare i rimedi della nonna
Molto spesso può capitare di non avere ben chiara la differenza tra tarli e tarme, tendendo a confondere due insetti completamente diversi.
I tarli, infatti, si nutrono del legno e si sviluppano in esso, mentre, le tarme si nutrono di tessuti.
Nella confusione tra i due insetti, accade, di conseguenza, che si provi ad utilizzare i vecchi rimedi della nonna, nati per allontanare le tarme dai vestiti, ma non adatti ai tarli.
Ne consegue che non si ottiene alcun rimedio al problema, in quanto, come abbiamo visto, i tarli si sviluppano all’interno del legno, pertanto l’uso di eventuali essenze profumate non sortiranno alcun effetto su di loro.
Errore 5: Provare con interventi fai da te
Normalmente, il primo approccio al problema è quello di tentare con interventi fai da te, ovviamente più economici dei sistemi professionali.
La soluzione più diffusa è quella di recarsi in ferramenta e acquistare un qualsiasi prodotto insetticida da applicare nei fori di sfarfallamento, mediante siringhetta, per completare poi l’opera con un bel passaggio di prodotto sull’intera superficie.
In realtà, tali soluzioni, per quanto economiche, non sono risolutive.
Per prima cosa, i prodotti insetticidi generici non sono adatti contro i tarli. Al massimo, bisognerebbe procurarsi un buon prodotto antitarlo.
Inoltre, i fori che vediamo sulle superfici del legno sono fori di uscita del tarlo adulto e non di entrata. Pertanto, l’inserimento di un prodotto in quei fori è pressoché inutile, come lo è il passaggio dello stesso sulle superfici.
Le larve di tarlo, infatti, sono ormai all’interno del legno e si spingono in aree molto profonde, che un prodotto non può raggiungere, perché viene assorbito solo per qualche millimetro. Per cui l’insetto continuerà a danneggiare il legno internamente in maniera indisturbata.
Sul mercato, esistono dei buoni prodotti antitarlo professionali, ma vanno applicati secondo specifiche metodologie per non rovinare il legno, e, sono indicati per trattamenti protettivi, ma non curativi.
I prodotti, infatti, non sono in grado di colpire le uova di tarlo e le larve che si trovano nelle aree più profonde del legno, a causa delle sue limitate capacità di assorbimento.
Errore 6: Utilizzare prodotti o sostanze tossiche
Soprattutto nel web, è facile imbattersi in suggerimenti per risolvere il problema dei tarli, mediante l’uso di alcuni prodotti o sostanze a base di petrolio, alcool, ammoniaca, ecc.
Tali sostanze sono tossiche, pericolose per l’ambiente e le persone e anche dannose per il legno.
È necessario, quindi, porre attenzione a non rischiare di fare tentativi con sostanze non idonee, che possono danneggiare noi per inalazione e che comunque non avranno alcun effetto sui tarli, i quali non ne verranno a contatto diretto.
Errore 7: Utilizzare bombolette fumiganti
Diffondere sostanze insetticide nell’ambiente per colpire i tarli, mediante bombolette fumiganti, non è un sistema adatto.
I tarli, infatti, non vivono nell’ambiente (a parte l’adulto, per un paio di settimane, dopo lo sfarfallamento), ma si sviluppano all’interno del legno. Pertanto, i fumiganti non riusciranno mai a raggiungere i tarli.
Sono sostanze eventualmente efficaci contro i parassiti e gli acari, ma non contro i tarli del legno.
Per colpire i tarli, è necessario intervenire in maniera diretta sui mobili o sulle travi infestate.
Errore 8: Intervenire in maniera localizzata
Altro errore diffuso è quello di decidere di intervenire in maniera localizzata esclusivamente laddove sono visibili fori di sfarfallamento, o, nel caso dei cerambicidi, dove si sente il rumore del tarlo.
Indipendentemente dal tipo di intervento che si andrà ad applicare, trattare la sola area che ha manifestato l’attività del tarlo, non è sufficiente.
Come abbiamo già detto, infatti, i fori sono di uscita del tarlo adulto, e ciò significa che sono state già depositate delle uova altrove, che manifesteranno la loro presenza nelle stagioni successive, man mano che termineranno il loro sviluppo. Nel tempo, saranno, così, visibili i danni su altri manufatti o altre porzioni di soffitto.
Pertanto, considerate le modalità di sviluppo dei tarli, trattare solo un’area, tralasciando il resto della stanza, non è una procedura corretta.
Conclusioni
Per risolvere le infestazioni dei tarli in maniera sicura ed efficace, purtroppo, non ci si può improvvisare.
È bene conoscere con esattezza le modalità di sviluppo e le abitudini dell’insetto, al fine di contrastarlo al meglio, con mezzi idonei e tecnologie sicure ed efficaci.
Sono proprio i tarli stessi, infatti, a suggerirci come combatterli, in base ai loro comportamenti. Pertanto, per ottenere dei risultati, è necessario conoscerli e sapere come si muovono.
Se hai problemi di tarli, non esitare a contattarci. I nostri tecnici sono disponibili per darti un corretto supporto.
